“La natura, per esercitare le mirabili operazioni negli animali e nei vegetabili, si è compiaciuta di comporre il loro corpo organico con moltissime machine, le quali per necessità sono fatte di parti minutissime in tal maniera configurate e situate che formano un mirabile organo, la di cui struttura e composizione con gli occhi nudi e senza aiuto del microscopio per lo più non si arriva; anzi molte e molte di grande importanza sfuggono; onde non è da sprezzarsi la diligenza dell’arte nel procurar instrumenti e praticarli per arrivare all’artificio mirabile delle parti, che sono principio dell’operazione sana e morbosa. […]
E sicome la natura è degna di lode e d’ammirazione facendo così piccole machine, così il medico che le osserva per quanto può, è degno di lode e non di biasimo, dovendo anche correggere e riparare, per quanto è possibile, le dette machine, ogni volta che sono sconcertate. […]
Nelle cose dunque della natura, che opera per necessità sempre uniforme, la sagacità dell’uomo non è di così poca attività che non possa arrivare a svelare buona parte dei suoi artificii. Così vediamo con ammirazione li scoprimenti dell’astronomia […] Lo stesso potiamo dire delle machine del nostro corpo, che sono la base della medicina, attesoché queste sono composte di corde, di filamenti, di travi, di leve, di tele, di fluidi scorrenti, di cisterne, di canali, di feltri, di crivelli, e di somiglianti machine. L’uomo, esaminando queste parti con l’anatomia, la filosofia [filosofia naturale, scienze naturali] e con la meccanica, si è impossessato e dell’uso d’esse, e, procedendo anche a priori è arrivato a formarne modelli, con li quali pone sotto l’occhio la causalità di quell’effetto e ne rende la ragione a priori; e con la serie di queste, aiutato dal discorso, intendendo il modo dell’operare della natura, fonda la fisiologia e patologia e, successivamente, l’arte della medicina.”
Marcello Malpighi, Riposta del dottor Marcello Malpighi alla lettera intitolata “De recentiorum medicorum studio dissertatio epistolaris ad amicum”, intorno al 1689. Il testo è la risposta di Malpighi alle critiche del collega Sbaraglia alle sue scoperte e al suo metodo.
Il testo è di grande interesse perché rappresenta un esempio di come stava mutando e in parte era già mutata la concezione della scienza nel ‘600 ed è un’applicazione del metodo galileiano a un campo del sapere, la medicina, alla quale Malpighi (1627-1694) diede un rilevantissimo contributo e che ritroveremo più volte nel nostro percorso, soprattutto nel positivismo per la sua centralità, ma anche in altre inquetanti circostante storiche, come per le sperimentazioni dei nazisti nei lager. (more…)